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Interviste hopine

Roberta

1.“Storie di grandi uomini e delle grandi donne che li hanno resi tali” il titolo parla di grandi uomini, d’accordo, ma mette in risalto, anche graficamente, le GRANDI DONNE. Ma allora, queste grandi donne, stanno davvero dietro o piuttosto, davanti?

In realtà direi accanto. A volte si fa fatica anche solo a vedere chi accanto a noi ci accompagna nelle fasi importanti della nostra vita, specialmente dal punto di vista professionale. Quando Davide Calì mi ha parlato del progetto, quello su cui ci siamo trovati subito d’accordo era proprio affrontare “l’argomento donne” in maniera differente, e ci sembrava interessante mettere proprio in risalto questo aspetto. Le biografie che raccontiamo infatti sono di coppia, alcune anche nella vita privata oltre che lavorativa, e alcune di queste lavoravano talmente in simbiosi che davvero non c’era una distinzione. Per esempio, se ci concentriamo sul caso degli Hitchcock, era un totale affidarsi da parte di Alfred alla moglie Alma, così come dal punto di vista prettamente lavorativo questo accade anche tra Woody Allen e la sua direttrice di casting Juliet Taylor, e poi vengono le altre, che hanno sempre contribuito alla realizzazione del marito, e delle loro opere. Mi piace vederle accanto perché in realtà metterli uno davanti all’altro mi fa pensare a un superamento della persona, delle capacità di uno o dell’altro. Vederli in maniera paritaria, mi ha fatto godere molto di più le loro storie, e raccontare i loro percorsi, in alcuni casi purtroppo non edificanti, certo, però secondo me questa formula ha rafforzato anche il riscatto di alcune di queste donne negli anni . Prendi per esempio il colpo di scena del Dottor Amal!

2 Il titolo si rifà a un detto piuttosto noto. Ma è vero che dietro un grande uomo c’è una grande donna? Si tratta di un completamento o c’è di più?

Come ti dicevo io credo nel completamento. Certo, per ottenere poi i risultati che raccontiamo, le donne che abbiamo incontrato erano molto determinate. A differenza dei mariti, avevano anche altri pensieri per la testa, chi lavorava per uno sviluppo economico del Paese, chi si occupava di non far sparire completamente il marito dalla scena letteraria, chi affiancava un pensiero di unità, e chi, come la moglie di Tolstoj badava alla casa, agli undici figli, a far quadrare le finanze, e a ricopiare a mano i manoscritti del marito.
Credo che la componente organizzativa, e la capacità di fare più cose contemporaneamente le abbia rese poi le donne che sono state!


3. Le biografie di donne celebri oggi spopolano, credi che ci sia ancora spazio per “loro”? Io credo di sì perché la strada da fare è ancora molto lunga. Sei d’accordo?

Credo che il posto ci sia sempre, la curiosità va nutrita, e soprattutto dobbiamo dare modo ai ragazzi, ma anche agli adulti di guardare le situazioni da più punti di vista, e spero che questo libro possa essere un buon punto di partenza!

4. Nell’introduzione parli di virtù femminili come la pazienza e il lavoro ai fianchi. È cambiato il ruolo della donna in questo senso o possono ancora essere delle virtù da sfruttare? Penso anche alla dedizione di Jane, la moglie di Stephen Hawking, al sacrificio di Delia ecc… E tu, ti ci ritrovi?

In realtà credo di sì, credo che la pazienza sia una delle virtù che fa di una donna una grande donna. Il lavoro ai fianchi, la dedizione, il non arrendersi mai, insomma tutto ciò che il più delle volte può risultare un andare contro corrente credo sia proprio quella marcia in più che ci permette di andare avanti sempre e comunque, e le donne che abbiamo scelto credo rappresentino benissimo queste virtù. In realtà oltre al ritrovarmici devo dire che ho imparato molto dalle loro storie e dal loro modo di affrontare le difficoltà della vita, ma non solo quelle. Sono state davvero di grande ispirazione.

5. Come hai scelto le donne? Vedo un po’ di tutto: Gala manager, Lillian una consigliera, Hilda e Anita le rivoluzionarie, Eleonor l’attivista, Maric la scienziata, Amelia il medico-chef, Millicent agli effetti speciali, ma qual è che ti ha affascinato di più? Quando si affrontano le biografie, credo ci sia sempre un personaggio che ci resta nel cuore, nel tuo caso?

Per quanto riguarda la scelta è stato un bel lavoro di gruppo tra me, Davide e Lorenza. Abbiamo valutato le storie di queste donne e dei loro mariti, e da lì siamo partiti. Una volta scelte, più andavo avanti nelle mie ricerche più restavo incantata da queste donne. Forti, sfacciate, provocatorie, pacate, realiste, insomma delle vere e proprie forze della natura. In realtà ognuna di loro ha lasciato il segno, ognuna di loro mi ha dato tanto. Non è facile fare una scelta, mi sentirei di metterle da parte, perciò ti dico TUTTE!

6 . Grandi donne, e va bene, ma spesso vedo piccoli uomini, ossia uomini che hanno ricevuto molto e dato poco, per esempio Millicent che dopo aver creato il mostro della laguna nera, meraviglioso tra l’altro, viene liquidata dalla produzione o Margaret che dipinge i quadri che il marito firma e finisce perfino in tribunale… E con questi uomini, come la mettiamo?

Beh, direi che questi uomini hanno dimostrato di non essere in grado di portare avanti dei lavori, o riprodurre creazioni di cui si sono attribuiti la paternità, e credo si siano resi “ridicoli” con le loro stesse mani. Ovviamente tutto grazie alla testardaggine, o meglio alla capacità di queste donne di portare avanti nonostante tutto i propri talenti, idee e progetti dei quali in qualche modo erano state derubate.

7. Se potessi incontrare una delle “tue donne”, quale sarebbe e che domanda le faresti?

Ripeto per quanto riguarda le donne come ti dicevo è difficile scegliere. Mi piacerebbe incontrarle tutte e passare più tempo possibile con loro e ascoltarle. Sicuramente coglierei l’occasione per ringraziarle per la loro tenacia e la loro testardaggine. Però forse… Aspetta, una donna che voglio in incontrare in realtà ce l’ho! È Susanna Gentili l’illustratrice del libro! Purtroppo non la conosco di persona, ma forse anche qui non avrei una domanda, ma anche per lei ho un ringraziamento. No dico, ma avete visto che meraviglia è riuscita a creare? Anzi Susanna, ecco una domanda per te: Come hai fatto a illustrare così le nostre donne? No, perché sai, sembrano vive!


Susanna

1. Come hai trasformato una grande donna in un’illustrazione?

Studio e tanta ricerca sono ingredienti indispensabili. Reinterpretare un personaggio è una responsabilità non indifferente per un illustratore. Espressioni, abiti, colori, piccoli dettagli possono fare la differenza. Prima di affrontare ogni singola donna ho provato a conoscerne minuziosamente la vita e tutto ciò che poteva essere rilevante per esprimere al meglio la sua essenza.

2. Le tue donne sembrano soddisfatte, colorate… trasmettono un messaggio positivo, il colore quanto aiuta?

Leggendo i testi e andando avanti con i racconti, restavo ammaliata di quanto i loro interventi siano stati fondamentali per i rispettivi mariti, compagni, uomini. Mi son chiesta se fossero veramente consapevoli del loro coraggio e del loro grande contributo. La mia sete di risposte non poteva, per ovvie ragioni, essere placata. Perciò, comunque, ho voluto omaggiarle imprimendo loro espressioni rassicuranti e sorrisi compiaciuti, i quali lasciano intravedere la consapevolezza del loro grande coinvolgimento. Il colore sicuramente influisce largamente. Ha infatti contribuito a determinare il messaggio di positività che volevo trasmettere emotivamente a chi le guardasse.

3. Due parole sulla tecnica…

Si parte da disegni su carta. Ultimamente, di rado utilizzo la matita per le bozze, ma mi piace sperimentare con un pennarello nero indelebile. I pennarelli non lasciano scampo. Quando si compie un errore non lo si può correggere, si deve ricomiciare dal principio l’immagine in questione. Questo porta ad una massima attenzione a ciò che si sta facendo in quel momento e fa sì che il definitivo sia studiato in ogni minimo particolare. I pastelli e i pantone mi aiutano molto con le prove colore. Scansiono poi il tutto al pc, ripassando il disegno finale con Adobe Illustrator, software per l’elaborazione di illustrazioni e per la grafica vettoriale.

4. A volte le donne sono muse: Gala per Salvador Dalì, Kiki per Man Ray. Ha senso oggi parlare di musa ispiratrice? Tu hai un modello a cui ti ispiri?

Prendendo Salvador Dalì come esempio, le sue immagini sono così forti a livello emozionale forse proprio per questo. Ha trasferito con assurda genialità ciò che portava nel cuore sulla tela, facendo trasparire tutto l’amore per Gala nei suoi dipinti. Quando ami qualcosa è più facile che il risultato finale sia soddisfacente. Perciò sì, penso che abbia sempre senso ovunque ci sia una grande passione che possa ispirare qualcosa o qualcuno.
La mia musa è il cielo stellato. Mi piace lasciarmi emozionare dalla magia delle stelle e far viaggiare la mia immaginazione mentre mi perdo nello spettacolo che mi offre la notte.

5. Molti sono i simboli che compaiono nelle tue immagini, per esempio, ci spieghi quel cuore pulsante in Anita e Garibaldi?

Una storia può essere raccontata con immagini dettagliate, cariche di elementi e di situazioni. Ma anche un singolo simbolo può parlare, sintetizzare ed esprimere. In questa illustrazione, le vene del cuore costituiscono il profilo dell’Italia. Perciò in effetti, è un cuore che batte per amore di un ideale e di un desiderio implacabile. La mia domanda era: può quindi un simbolo riassumere e racchiudere un’intera storia? In questo caso spero di esserci riuscita.

6. Vedo spesso illustrazioni di case, bistrot, studi, anche la valigia dà l’idea di “casa”, addirittura il cosmo può essere la casa per la coppia di scienziati, ma sono case aperte, accoglienti, molto lontane dall’idea opprimente della donna-moglie-mamma-casalinga o sbaglio? Ci vedo la casa come luogo d’espressione, di identificazione ed emancipazione.

La figura della donna era associata proprio a questo: moglie-mamma-casalinga. Questi racconti però sono un’ulteriore prova di quanto la figura femminile non possa essere riconducibile soltanto a determinati ruoli. Analizzando infatti le storie delle nostre protagoniste, è chiaro invece quanto avessero da offrire, non solo servire un pasto caldo a tavola o donare al mondo nuove vite. Era perciò mia fermissima intenzione allontarle da questi stereotipi. La casa, in questo libro, diventa quindi per loro un luogo di espressione creativa, di armonia e di riconoscimento individuale. Sono molto lieta che sia arrivato questo messaggio.